Volti è la rubrica del Newbookclub in cui i soci scriventi possono mostrare se stessi oltre la comunità, la scrittura e la lettura. Ogni edizione include una breve intervista e una raccolta fotografica, che catturano i tratti più intimi della persona intervistata, partendo da una chiacchierata informale e raccogliendo foto che parlano della sua quotidianità.
Oggi è Andrea che ci racconta un po’ di sé.
«Ci sono tanti sentimenti che associo al Newbookclub, visto che lo frequento da molti mesi, ormai: 12 mesi x 8 anni fa 96 mesi. Tante emozioni, davvero.
La prima volta che sono andato al Newbookclub eravamo in via Cipressi. Ci hanno dato un tema e io non avevo niente da perdere. Avevo scoperto l’iniziativa sui social, mi sono seduto e, ancora prima di scrivere o leggere, mi sono guardato intorno e ho pensato: “Sono qui in mezzo a persone che non ho mai visto, e loro non hanno mai visto me. Posso essere chiunque.” Così ho deciso di essere me stesso.
Ho scritto un racconto con protagonista un bambino di 7 anni che aveva a che fare con una mela – il tema era questo. Quando ho letto ad alta voce, è stato quasi liberatorio: non avevo mai letto nulla a nessuno prima di allora. Ho deciso di affrontare questa paura e, per farlo, ho scelto di essere autentico.»
«Da allora, ho partecipato a circa 70 incontri del Newbookclub. Non ho sempre portato racconti nonsense, ma anche pezzi che vengono dal profondo, che parlano di me. Ho vissuto tante emozioni e, nel frattempo, ho ascoltato tanto dagli altri. Spero di aver restituito almeno metà di quello che ho ricevuto.
Le emozioni? Risate, un pizzico di malinconia e tanta voglia di tornare, specialmente dopo la pausa tra il 2020 e il 2021. Quel primo incontro è stato davvero catartico.»
«Ci sono stati momenti speciali: le volte in cui abbiamo scritto sulle scalinate del Teatro
Massimo o quando, per la prima volta, ho proposto io un tema di scrittura. Era un periodo in cui i racconti venivano votati, e una volta, in Piazza Danisinni, vinsi: non avevo mai vinto nulla prima di allora, fu molto emozionante, e così diedi il tema per la volta successiva al bar del Teatro Massimo. Il tema era: “Possiamo cambiare il mondo, ma siamo quello che siamo.”
Un ricordo particolare è legato a un incontro online, quando ho letto un racconto in parte io e in parte una mia registrazione. Era una sorta di dialogo con me stesso dal futuro (come una telefonata alla Lundini, NDR.). L’esperimento è riuscito benissimo, nonostante fosse improvvisato.»
«Ogni scrittore è anche lettore. Il primo libro che ho letto è stato Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare di Sepúlveda, seguito da Il giro del mondo in 80 giorni (perché in quel periodo mi interessava molto la geografia e allora mi regalarono questo libro). Questi libri mi hanno insegnato molto, tra l’altro qualche anno fa ho anche riletto la storia della gabbianella e mi è rimasto impresso il messaggio “Vola solo chi osa farlo”, che mi accompagna da sempre.»
«Penso che puntare in alto sia fondamentale per crescere. Anche se non raggiungi l’obiettivo, puoi arrivare più in alto di quanto ti aspettassi. Questa filosofia mi ha spinto a uscire dalla mia comfort zone, affrontare il pubblico, aprirmi, sperimentare, alzare ogni volta l’asticella. Di recente, sono salito su un palco e ho improvvisato un pezzo comico: un nuovo limite superato. Ma tutto è iniziato quel giorno in via Cipressi, leggendo il mio primo racconto.
La scrittura è alla base di tutto quello che faccio. Anche nella mia attività di autore comico, il dialogo con le persone è centrale. Al Newbookclub, ho imparato a performare dentro il testo, evitando preamboli, sperimentando. Ad esempio, quando ho raccontato di aver interpretato l’orecchino della Dama con l’orecchino di perla – sì, proprio io, il quadro.»
«Una mia passione speciale e più personale è la chitarra. Suono soprattutto per me stesso, è un modo per sfogarmi. Raramente suono in pubblico, ma ci sono state occasioni speciali, come ad alcuni Newbookclub o al Vicolo 4 (dove c’è una chitarra con su scritto “Why don’t you play me?”). La musica è parallela alla scrittura, o dirimpettaia, un’altra forma di espressione. Quando scrivo, ascolto sempre musica: ho una playlist infinita, con oltre 1.500 canzoni che mi rappresentano.»
«Leggere e condividere i miei testi con altri è sempre importante. Una persona a cui ho sempre il piacere di leggere è Gioacchino Alessio, oltre tutti quelli che per me possono essere stretti, cioè Alessio, Gaia, Crino, Margherita… Quelli che conosco da anni. Invece mi imbarazzo a leggere davanti a persone nuove, perché comunque io scrivo qualcosa di molto specifico che può non piacere. Un signore che viene al Newbookclub, una volta mi ha fermato, stavo passeggiando al teatro Massimo e ci siamo incontrati per caso, e mi ha detto: “A volte un ti capisciu, ma ti ascolto sempre volentieri.”
Questo commento mi ha rincuorato, perché sentivo che ero fuori target per lui. Ma è proprio questo il bello del Newbookclub: è un terno al lotto.»
«Ho vissuto tutte le fasi del Newbookclub: dall’inizio, agli incontri con pochi partecipanti, fino a questa “Golden Age”, con 50 persone a incontro. La socialità è il cuore di tutto. Alessio Castiglione ha ragione quando invita noi a presentarci ai nuovi arrivati: è fondamentale farli sentire parte del gruppo, di qualcosa che li riguarda. Se tu vai al Newbookclub vuol dire che scrivi e casomai, anche se non scrivi, vuoi ascoltare, perciò ti riguarda. In un periodo storico in cui tutti cercano connessioni, il Newbookclub è più che mai indispensabile. È qualcosa che ci riguarda al di là dello strumento della scrittura.»
«Il Newbookclub non è solo scrittura: è un luogo dove ci si sente coinvolti, un modo per condividere esperienze e crescere insieme. Io ho sempre pensato che una persona la conosci quando ci mangi. Mi aspetto che il Newbookclub continui a evolversi, con eventi come quello a Sferracavallo o cene insieme.»
E voi? Quali sono le vostre passioni? Vi aspettiamo ai nostri incontri e alla prossima uscita di Volti per conoscerci meglio!
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