Ricordo ancora il mio primo giorno.
Stavo dormendo in santa pace quando le sudicie mani del contadino estirparono me e tutta la mia famiglia dalla piantagione. Buio, angoscia, poi silenzio. Il furgone si fermò.
Lessi l’insegna: Conad SuperStore. Li avevano aperti da poco qui nella arida Houston, in Texas.
Ci portarono all’interno per poi scaraventarci sul banco ortofrutta, così, senza alcun rispetto. Mi guardai intorno: tremavano tutti.
Erano tanti. Ci contai: eravamo cento broccoli.
«Dove siamo?»
«Voglio tornare a casa!»
Riconobbi uno di loro.
«Kevin! Anche tu qui?»
«Ehi Josh! Sì, sono qui da ieri»
«Che cosa sta succedendo?»
«Vogliono venderci agli umani, – mi guardò con uno sguardo vitreo – ieri hanno preso mia mamma».
Venderci agli umani? Com’era possibile? Quando eravamo nella piantagione i miei zii mi raccontavano sempre che gli umani mangiavano le carote, le zucchine, ma non i broccoli. Forse mi avevano raccontato bugie. Forse avevo vissuto una vita falsa, come se avessi il prosciutto sugli occhi.
E a me il prosciutto non piace: sono vegano.
I giorni passavano velocemente nel Conad SuperStore. Un giorno, all’improvviso, presero tre dei miei nuovi amici, come se nulla fosse.
La settimana dopo un umano con la divisa del negozio prese il più anziano e lo buttò nel cestino: disse che era andato a male.
Io non ce la facevo più.
Avevo le allucinazioni. Piangevo in continuazione, e non perché venivano tagliate le cipolle – cosa che succedeva spesso in quel covo di pazzi maniaci.
Non sapevamo come andarcene via. Eravamo poveri, noi settantasei broccoli sopravvissuti. Eravamo al verde.
E poi, un giovedì, Mary urlò a squarciagola. Era incinta da due giorni. Con un processo di scissione perse la sua parte sinistra, partorendo così un piccolo broccolo, ed esclamò: «Ma che bello! Lo chiamerò Brock». In quel preciso istante passò un commesso, prese Brock e disse: «È troppo piccolo! Devo buttarlo».
A quel punto Kevin, stanco di questi soprusi, saltò addosso all’umano che morì all’istante: era allergico. Io allora, euforico, urlai a Kevin a pieni polmoni: «BELLA BRO-CCOLO!».
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